Ko il «dogma» del colesterolo – Buono sì, ma non troppo

9 giugno, 2012 by admin in Rassegna Stampa

SALUTE. Una ricerca che ha coinvolto un team veronese ridimensiona il ruolo della sostanza che protegge dall’infarto

Alti livelli di Hdl non difendono sempre il sistema circolatorio Gli studiosi: «Con un test genetico si può stimare il proprio profilo di rischio»

È sempre stato conosciuto come «buono», invece si scopre che non lo è poi così tanto. Parliamo del colesterolo Hdl, ad alta densità, che circola nel sangue sotto forma di particelle più ricche di proteine, che a differenza del collega «cattivo», il colesterolo Ldl, ricco di grassi, è sempre stato associato a un ruolo protettivo rispetto allo svilupo di malattie cardiovascolari, infarto in primis. La scoperta di un recente studio collaborativo internazionale, coordinato dall’università di Harvard al quale hanno partecipato due gruppi italiani dell’ateneo scaligero e dell’università di Milano e pubblicato di recente sulla prestigiosa rivista scientifica «Lancet», ne ridimensiona invece il ruolo.

«DOGMA» SMENTITO. «Il dato acquisito è sempre stato che il colesterolo Ldl sia il principale responsabile dell’arteriosclerosi», spiega Oliviero Olivieri, ordinario di Medicina interna, «e che invece soggetti i con alti livelli di Hdl fossero protetti. Ma un Hdl alto quasi sempre si associa anche ad un´alterazione di Ldl e trigliceridi, quindi è sempre stato difficile valutare il dato disaggregato». Cosa su cui invece questo studio si è concentrato, studiando un campione formato da 21mila sogegtti colpiti da attacco cardiaco e 95mila di controllo, tra cui gli oltre 2.000 veronesi che hanno aderito al «Verona Heart Study» (la bio-banca nata nel 1996 su input di Roberto Corrocher e composta dal Dna di pazienti che hanno avuto problemi cardio-circolatori lievi o gravi). Il campione era formato da portatori di una particolare mutazione del gene Lipg, che si associa esclusivamente a più elevati livelli di colesterolo Hdl. «Queste persone, in teoria, avrebbero dovuto essere maggiormente protette dal rischio cardiovascolare», prosegue Nicola Martinelli, ricercatore di Medicina Interna. «Invece abbiamo visto che l’aumento dei livelli del cosiddetto colesterolo «buono» non si traduceva sempre e comunque in un’effettiva protezione».

Un brutto colpo per le case farmaceutiche che hanno investito per produrre farmaci destinati ad alzare il livello dell’Hdl: da oggi sarà infatti consigliabile concentrarsi sulle terapie che controllano e abbassano i livelli di colesterolo.

Mentre, sul fronte della prevenzione, significa cambiare il nostro modo di tenere sotto controllo il colesterolo?

«L´importante è cercare di mantenere sempre basso quello “cattivo” giocando su corretti stili di vita: alimentazione sana e movimento», afferma Olivieri. «E poi pensare alla prevenzione sottoponendosi ad un test genetico».

PUNTEGGIO GENETICO. L’importanza dello studio targato Verona, infatti, sta anche nell’uso di tecnologie avanzate di genetica molecolare, «perché oltre il 50% dei livelli di colesterolo circolanti nel sangue dipende da fattori genetici e solo il resto dalla dieta», sottolinea Domenico Girelli, ordinario di Medicina interna. «L’identificazione delle varianti genetiche, che ovviamente sono stabili, permette di predire eventi futuri in maniera molto più accurata che con i tradizionali test di laboratorio, dipendenti dal momento in cui si esegue il prelievo». Questi test sono per ora resi disponibili in commercio da parte di «Biotech Companies» soprattutto all´estero. Per Verona ci si può rivolgere a «Personal Genomics», una spin-off dell’università aperta al pubblico, dove consegnando un semplice tampone eseguito con un cotton fioc all’interno della bocca, con un centinaio di euro si può ottenere il proprio «schema» molecolare con il proprio profilo di rischio. Una volta e per sempre. «Una rivoluzione copernicana», la definisce Olivieri, «perché, con i farmaci, è poi possibile intervenire per tempo e spostare in avanti il proprio destino».

L’Arena sabato 09 giugno 2012 – CRONACA –

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