Ko il «dogma» del colesterolo – Buono sì, ma non troppo
SALUTE. Una ricerca che ha coinvolto un team veronese ridimensiona il ruolo della sostanza che protegge dall´infarto
Alti livelli di Hdl non difendono sempre il sistema circolatorio Gli studiosi: «Con un test genetico il proprio profilo di rischio»
È sempre stato conosciuto come «buono», invece si scopre che non lo è poi così tanto. Parliamo del colesterolo Hdl, ad alta densità, che circola nel sangue sotto forma di particelle più ricche di proteine, che a differenza del collega «cattivo», il colesterolo Ldl, ricco di grassi, è sempre stato associato a un ruolo protettivo rispetto allo svilupo di malattie cardiovascolari, infarto in primis. La scoperta di un recente studio collaborativo internazionale, coordinato dall´università di Harvard al quale hanno partecipato due gruppi italiani dell´ateneo scaligero e dell´università di Milano e pubblicato di recente sulla prestigiosa rivista scientifica «Lancet», ne ridimensiona invece il ruolo.
«DOGMA» SMENTITO. «Il dato acquisito è sempre stato che il colesterolo Ldl sia il principale responsabile dell´arteriosclerosi», spiega Oliviero Olivieri, ordinario di Medicina interna, «e che invece soggett! i con alti livelli di Hdl fossero protetti. Ma un Hdl alto quasi sempre si associa anche a un´alterazione di Ldl e trigliceridi, quindi è sempre stato difficile valutare il dato disaggregato». Cosa su cui invece questo studio si è concentrato, studiando un campione formato da 21mila sogegtti colpiti da attacco cardiaco e 95mila di controllo, tra cui gli oltre 2.000 veronesi che hanno aderito al «Verona Heart Study» (la bio-banca nata nel 1996 su input di Roberto Corrocher e composta dal Dna di pazienti che hanno avuto problemi cardio-circolatori lievi o gravi). Il campione era formato da portatori di una particolare mutazione del gene Lipg, che si associa esclusivamente a più elevati livelli di colesterolo Hdl. «Queste persone, in teoria, avrebbero dovuto essere maggiormente protette dal rischio cardiovascolare», prosegue Nicola Martinelli, ricercatore di Medicina Interna. «Invece abbiamo visto che l´aumento dei livelli del cosiddetto colesterolo «buono» non si traduceva sempre e comunque in un´effettiva protezione».
Un brutto colpo per le case farmaceutiche che hanno investito per produrre farmaci destinati ad alzare il livello dell´Hdl: da oggi sarà infatti consigliabile concentrarsi sulle terapie che controllano e abbassano i livelli di colesterolo.
Mentre, sul fronte della prevenzione, significa cambiare il nostro modo di tenere sotto controllo il colesterolo?
«L´importante è cercare di mantenere sempre basso quello “cattivo” giocando su corretti stili di vita: alimentazione sana e movimento», afferma Olivieri. «E poi pensare alla prevenzione sottoponendosi a uno test genetico».
PUNTEGGIO GENETICO. L´importanza dello studio targato Verona, infatti, sta anche nell´uso di tecnologie avanzate di genetica molecolare, «perché oltre il 50% dei livelli di colesterolo circolanti nel sangue dipende da fattori genetici e solo il resto dalla dieta», sottolinea Domenico Girelli, ordinario di Medicina interna. «L´identificazione delle varianti genetiche, che ovviamente sono stabili, permette di predire eventi futuri in maniera molto più accurata che con i tradizionali test di laboratorio, dipendenti dal momento in cui si esegue il prelievo». Questi test sono per ora resi disponibili in commercio da parte di «Biotech Companies» soprattutto all´estero. Per Verona ci si può rivolgere a «Personal Genomics», una spin-off dell´università aperta al pubblico, dove consegnando un semplice tampone eseguito con un cotton fioc all´interno della bocca, con un centinaio di euro si può ottenere il proprio «schema» molecolare con il proprio profilo di rischio. Una volta e per sempre. «Una rivoluzione copernicana», la definisce Olivieri, «perché, con i farmaci, è poi possibile intervenire per tempo e spostare in avanti il proprio destino».
L’Arena sabato 09 giugno 2012 – CRONACA –
